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Motorpsycho: la band, una droga positiva

Interview with Geb
taken from Italian e-zine
KATAWEB MUSICA, 2002-10-04.
In Italian. Found at the kw musica site.


Geb - live in 2002
Vivere col gruppo norvegese genera una dolce
dipendenza affettiva. Parola di Hakon Gebhardt,
che spiega così il titolo del nuovo album, It's a
Love Cult. Un lavoro che muove dal pop più
sofisticato per recuperare l'energia degli esordi

Dieci anni di attività, una solidissima reputazione presso il pubblico del rock indipendente, un gruppo di fedelissimi che li segue ovunque in tour. I norvegesi Motorpsycho ritornano con It's A Love Cult, album che da una parte riprende le sofisticate coordinate pop degli ultimi lavori, dall'altra recupera l'energia rumorosa degli esordi. Ne parliamo con il batterista, Hakon Gebhardt.

Vi sentite ancora, come avete dichiarato qualche anno fa parlando delle vostre numerose influenze musicali, "nani sulle spalle di giganti"?
Registrando il nuovo album non abbiamo discusso molto delle possibili influenze. Il disco è venuto fuori con facilità, mentre per i precedenti Let Them Eat Cake e Phanerothyme le cose erano andate diversamente, c'era voluto del tempo per mettere insieme canzoni e arrangiamenti, e le persone coinvolte erano molte di più. Questa volta volevamo solo rilassarci e divertirci. Ogni album nasce da esigenze diverse e spesso opposte. Ultimamente avevamo lavorato molto sui dettagli, e volevamo cambiare: quando ci immergiamo completamente in un paesaggio musicale, dobbiamo poi cambiare aria, è una necessità fisiologica.

A cosa si riferisce il titolo, It's A Love Cult?
Da quando abbiamo iniziato, abbiamo sempre lavorato con lo stesso team di persone. Siamo una specie di grande famiglia sempre in movimento, una specie di piccolo culto affettivo. L'idea del titolo, in realtà, ci è venuta alla fine dell'ultimo tour. Il nostro fonico era stanco e frustrato dalla continua lotta con i limiti acustici dei locali in cui spesso ci troviamo a suonare. Voleva andarsene, ma Bent (Saether, bassista e cantante, NdI) gli ha detto che non poteva, che la nostra era come una droga che, in senso positivo, dava dipendenza: un 'love cult'. Abbiamo pensato fosse un'ottima definizione. Magari a qualcuno viene in mente la setta di Charles Manson, e c'è in effetti, nel concetto stesso di culto, il rischio di isolarsi nel proprio mondo e scomparire, ma, trattandosi, come nel nostro caso, di amore, è tutto naturale.

Anche questa volta nei vostri brani la semplicità sembra nascere dalla complessità, è d'accordo?
Sì, immagino questo faccia parte della nostra concezione musicale. Ma è difficile, a caldo, descrivere con precisione quello che facciamo, essendo freschi reduci dalla preparazione dell'album. E' un compito che spetta alla stampa specializzata. Probabilmente tra un anno potrò dare una risposta equilibrata.

Quali aspettative riponete in questo disco?
Ci piacerebbe vendesse almeno quanto il precedente, se non di più. Spero che qualcuno si aggiunga al nostro fedele pubblico, magari riscoprendo anche i nostri vecchi lavori. La scorsa settimana eravamo secondi nella classifica dei singoli in Norvegia, e a chi mi ha chiesto se avessi dei pregiudizi sul fatto di finire in classifica, magari su Mtv, ho risposto che non c'erano problemi. C'è gia così tanta roba scadente sui network musicali, perché non dovrebbero trasmettere i Motorpsycho, che fanno buona musica? Il fatto di conoscere da tempo l'industria musicale è comunque un buon antidoto contro le facili illusioni. Cerchiamo di mantenere un certo distacco dal music business, continuiamo vivere a Trondheim anche se l'industria discografica è a Oslo. Per noi è importante restarne fuori il più possibile, abbiamo bisogno di una vita normale, di vedere gli amici e, perché no, fare le cose noiose di tutti i giorni. Ho passato sei mesi della mia vita a registrare questo album, spero che la gente gli dia almeno una possibilità. Non è un nostro obiettivo, in ogni caso, cercare di accontentare tutti. Sono felice che i Motorpsycho ci consentano di assecondare i nostri desideri permettendoci allo stesso tempo di sopravvivere con dignità.

Alessandro Besselva